martedì 19 ottobre 2010

Par condicio

Par condicio non solo perchè si vociferano elezioni da almeno un mesetto ma anche perché da almeno un mesetto (forse meno, è vero) sento dire come un disco rotto che l'inverno è:
  • freddo
  • triste
  • portatore di cappottoni supermegacoprenti che ingrassano di due taglie
  • portatore di malinconie
  • responsabile di frustazioni che l'estate aveva sopito grazie all'influsso positivo del sole
  • ...chi più ne ha più ne metta.
Quindi, visto che io non sono di parte..

venerdì 15 ottobre 2010

Gli uomini sono creature semplici

Se volete qualcosa, chiedetelo. Cerchiamo di essere chiari: "Sottili" sottintesi non funzionano. "Forti" sottintesi non funzionano. "Ovvi" sottintesi non funzionano. Semplicemente DITELO!

"Sì" e "No" sono risposte perfettamente adeguate a praticamente tutte le domande.


Qualunque cosa abbiamo detto 6 mesi fa non è utilizzabile in una discussione. Più precisamente: il valore di qualunque affermazione scade dopo 7 giorni.


Potete chiederci di "fare qualcosa" o dirci "come volete che sia fatta". Non tutte e due le cose contemporaneamente. Se poi sapete il modo migliore per farla, potete benissimo farvela da sole.


Se prude, grattatevi. Noi facciamo così.


Se chiediamo cosa c'è che non va e voi rispondete "niente", ci comporteremo esattamente come se non ci fosse nulla che non va. Sappiamo perfettamente che state mentendo, ma così ci risparmiamo un sacco di fastidi.


I vestiti che avete sono più che sufficienti.

Le scarpe, invece, sono troppe.

______________

Così narrano alcuni punti di un elenco di fantomatiche regole maschili che oggi un goliardico amico mi ha proposto e che ammetto, il mio folle cazzeggiare su internet mi aveva fatto già scoprire.
Il punto però quest'oggi è un altro: il punto è che questo simpatico siparietto di elenchi puntati mi ha ricordato una secondo me palpabile verità ossia che gli uomini, ragazze mie, sono creature semplici. Punto.
Occhio..con semplici non voglio dire superficiali, alla buona o con una qualsivoglia accezione negativa, oserei più accostare a "semplici" il termine "elementari" specialmente per l'approccio istintivo nel fare le cose normali di tutti i giorni.
Mi spiego..
Se una donna deve andare in palestra a sudare, poichè questo si fa in soldoni in palestra, sicuramente perderà almeno 6-7 minuti del suo tempo a pensare a cosa indossare. E via a pensare ai calzoni che stanno meglio, alla maglietta che si abbina meglio, ai capelli..sciolti, legati, con le mollette, con il cerchietto, ma poi si vede che son sporchi, ma poi lunghi mi dan fastidio ecc ecc ecc.
Insomma, per una semplice sudata (e sottolineo la parola semplice :P) ci sono tutta una serie di sovrastrutture mentali che nel 90% dei casi del mondo femminile partono in automatico.
L' uomo invece, se è uno di quegli uomini un po fighetti ci pensa su due minuti, e se non fa parte di quella schiera azzera i pensieri in merito, apre l'armadio, prende il borsone e infila le prime cose che l'armadio gli offre, chiude, sale in macchina e bon, fatto! Tempo impiegato: 5 minuti.
E noi siamo ancora li a scegliere i calzoni rossi o blu XD

Per quanto riguarda poi le dinamiche relazionali tra uomo e donna è ancor piu basilare (per un felice uso e consumo) ricordarsi che pure qui, nonostante gli ovvi caratteri diversi e personali di ogni donzellO, sono e restano creature semplici.
Si offre come esempio calzante la regola che apre l'elenco del suddetto "manuale maschile", recita così:

Le tette sono fatte per essere guardate ed è per questo che lo facciamo. Non c'è modo di modificare questo comportamento

...e per fortuna!!! Dico io! Anche perchè..ste tette, chi più chi meno, noi donne le abbiamo per un motivo no? E chi non le ha non si deve preoccupare affatto visto che da sempre c'è il partito "Pro lato A" e il partito "Pro lato B"..e se poi una sta discretamente sia in A che in B sta proprio a cavallo ;) ma tranquille, c' è un buon margine di manovra per tutte, ma proprio tutte tutte XD
Infine una piccola considerazione antropologica pro-ometti e non solo: quale è una delle prime cose che vede e tocca un essere umano? ..eggià! :D
Per cui...qualunque tipo di uomo guarderà una figa passare, ammettetelo, è normale!
Da qui poi influirà il carattere (non voglio certo fare di tutta un'erba un fascio :P) e ci sarà quello che commenta, quello che con morosa gelosa a fianco userà tutta la sua razionalità per far finta di nulla, quello che si gira anche, quello che invertirà la rotta istantaneamente, quello che pur essendo da solo farà l' indifferente ...ovviamente dopo averla notata. Semplice no?
È come chiedere al cane di non battezzare tutti gli alberi del circondario o chiedere a una donna che si sta preparando per una gran serata di metterci meno di 15 minuti ;) Difficile..molto. XD

L'approccio complicato, sovrastrutturato non viene loro in maniera istintiva. È sicuramente più essenziale il mondo delle idee degli uomini..chiaro che poi a seconda del personaggio in questione tutto si può complicare ma è una fase successiva ed è esattamente il contrario di quello che spesso accade a noi femminucce. Definirmi femminuccia mi fa un po specie..ma comunque.. :D
Ogni cacchiatina per noi parte potenzialmente con un groviglio (ma, se, però, siccome, lui, lei, tizio caio, e poi, perchè e via discorrendo) ma nonostante e/o grazie a ciò che poi siamo diventate bravissime a fare 100 cose insieme e a sciogliere all'occorrenza ogni nodo della matassa. Modestamente..The best! :D
Un uomo semplicemente e anche fortunatamente fa quello che gli sembra piu congeniale e bon quindi..come recita una delle regole d'oro iniziali: "Se prude, grattatevi. Noi facciamo così." :D

A dimenticavo!
"Sottoponeteci un problema solo se vi serve aiuto per risolverlo. Serviamo a questo. Per la solidarietà ci sono le vostre amiche."
O qualche altro uomo ben disposto XD chissà...ghghgh






venerdì 1 ottobre 2010

Ogni musica ha la sua faccia



C'era una volta un regalo, un compleanno ed una esplicita richiesta: "Mi regali l'album dei The Presidents of the Usa?". Se la memoria non mi inganna era tipo dodici/tredici anni fa (però! :O) e sapendo a malapena chi fossero mi diressi al caro "Plastic" e lo ordinai.
Il mio bel cd tra le mani, un bel pacchetto e via il gioco è fatto: il gruppo e "Peaches" entrarono in quel cassettino della memoria in cui a una canzone corrisponde un volto e, per dovere di cronaca, nello stesso cassettino poi entrò anche qualsiasi cosa di Lou Reed. Ciao Francesco, eh!

C'era una volta la "Dimar", negozio di musica in pieno centro dove ora c'è "Mondadori", in bella mostra in vetrina l'ultimo singolo dei R.E.M. "Daysleeper", un gruppo di adolescenti a zonzo e io che mi fermo ad ammirare quella custodia sottilissima con la faccia di Stipe metà blu e metà verde: lo voglio..eccome se lo voglio. Puntuale, ma non espressamente chiesto, grazie a particolari affinità elettive, sulle quali si dibatterà per anni, lo avrò di li a poco. Ancora una volta appare il binomio "una canzone - un volto". Il cassetto appartenente a questo volto si è riempito esageratamente negli anni e al titolare devo buona parte della mia cultura o sottocultura, a seconda dei gusti, musicale. Facendo una summa escono prepotentemente da li gli album "Amnesiac" e "Kid A" dei Radiohead e "Puzzle" dei Biffy Clyro.

Tra giri in macchina in una Rover bordeaux e chiacchierate seduti su marciapiedi ecco che appaiono Smashing Pumpkins e P.O.D. Considerato il video di "Alive, direi che a noi è andata molto ma moooooolto piu liscia! :D

Nuovo paragrafo e nuovo cassettino dedicato ai Placebo e a un giornalista che divide lo spazio canzone- volto riguardante i Dream Theater assieme al mio fratellone, da bravi coinquilini.

Passano gli anni e passano i tempi, le tecnologie si aggiornano e anche il modo di stare assieme.
Un pc, una chat e per merito, ammettiamolo, del filtro di uno schermo e di centinaia di chilometri mi viene inviata una canzone. "Mai sentito questi?" è la frase che la finestrella di MSN mostra mentre il programma fa il suo sporco dovere di download. È una cover di Bette Midler, una canzone mielosissima che credo abbia avuto la forza di essermi inviata in dedica solo perchè camuffata sotto un profondo strato di Powerone Metal: Sonata Arctica, "The wind beneath my wings". Questo cassetto contiene tutto ciò che il metal piu cazzaro, fantasioso, epico, sognante, da suicidio uditivo ha potuto produrre fin'ora, facendo di quella cover di doppia cassa vestita una canzone spartiacque anche nella vita privata. Ohibò!

Che dite di volare ora un po nell'est Europa, magari dalle parti della Russia? Fa freddo si..anche se alcune valli del trentino secondo me se la battono..uhm..
'Mea sponte' probabilmente non mi sarebbe mai venuto in mente..eppure l'ennesimo fondamentale ripostiglio è stato ormai acquistato. Il suo proprietario odora di monti, funghi, birra e tabacco dell' Alto Adige, di Ichnusa e nuovamente tabacco sardo..il tabacco c'è sempre :P ; a lui appartengono Tracktor Bowling, Slot, Amatory e Slayer..che russi non sono ma sono ugualmente e indiscutibilmente suoi. Thanks a lot.

Così come senza ritegno e pudore affermo che "All that i want" dei Backstreet Boys è un tuffo nelle risate sguaiate e nonsense degli ultimi anni del liceo, essì.
Un faccione legato a quest'ultimo pezzo s'è sposato questa estate...uhm...azz! Paura!
e poi...doh..perché proprio i Backstreet Boys chetto!?!? :D

"You are my fire
the one desire
believe when I say
I want it that way.."

che c*lo! :)



martedì 28 settembre 2010

"Solo" una cena

"Ricordi quel mio compagno di Roma, vicino Roma..dalle parti di Terni, che era venuto qua con la famiglia in vacanza anni fa? Era un mio amico al militare..".
"Be babbo..chi se lo ricorda" abbozzo mentre azzanno un boccone di merluzzo. "Ma quanto tempo fa?". "Avrai avuto tre o quattro anni.." ribatte lui versandosi un bicchiere di vino rosso. Inutile dire che non ho proprio idea di chi stia parlando ma lo lascio proseguire.
"L'altra sera mi è venuto in mente e domenica ho cercato il suo numero sull'elenco, gli ho telefonato".
"Che hai fatto?" la mia voce si fa quasi stridula: "ma da quanto non lo sentivi?".
"Più o meno vent'anni direi", lo sguardo di mio padre si fa per un attimo cupo. Io non colgo li per li o non capisco: " Quindi?".
"Quindi gli ho telefonato e mi ha risposto la moglie a cui ho detto di essere Giorgio da Pesaro" tutti a tavola ci fermiamo, sospesi, solo noi tre in una bolla, una nicchia spazio temporale che poi esplode: "mi ha riconosciuto subito e quasi le si è strozzata la voce in gola. Mi ha detto che è morto, due anni fa sotto Natale, e che se fosse riuscito a guarirsi gli sarebbe piaciuto tornare a Pesaro al mare. È per quello che nonostante gli anni trascorsi mi ha riconosciuto subito".
Non ce l'ha fatta e ne è seguita una telefonata revival di parecchie decine di minuti, ma è quasi incredibile come certi legami nonostante la distanza, il tempo e l'assoluta mancanza di logica siano semplicemente destinati a essere, a lasciare un segno.
Ancora una volta inoltre mi accorgo di come mio padre sia un uomo dotato di uscite quantomeno originali.

lunedì 27 settembre 2010

Go home

Qualche ora e si torna a casa

sabato 25 settembre 2010

Di un pomeriggio


Ogni volta che torno nella capitale l'essere umano mi sorprende.
Ammetto che tutto ciò sorprende anche me che non vivo proprio in un paesello sperduto, dove becchi l'estraneo al primo colpo d'occhio.
La metro, ma soprattutto l'autobus, offrono scorci d'umanità bislacca, nel migliore dei casi originale e nel peggiore carichi di una palpabile sensazione di generale indifferenza.
Ore 16:00 circa, a ridosso del Colosseo stiamo cercando un qualsiasi bar abbordabile per una ricarica di caffeina, si apre un grosso portone qualche passo avanti a noi e ne esce una signora sicuramente con qualche problema, un abbozzo di vestiario, capelli corti confusi, si mette a urlare e a fare qualche suono gutturale. Il tempo di uno sguardo, di un paio di domande tra me e me, tra me e chi è con me ma nulla, già le siamo passati davanti come se nulla fosse.. appunto, come nulla fosse..
Susseguono, molto riassumendo: un tizio barcollante che non vede lo scalino sul marciapiede sul quale sto camminando, furiosi trombettisti d'auto, gente tirata da gran sera che fa lo slalom sui sampietrini, gruppo di giapponesi con una media di 2 Nikon al collo, una bestemmia per un parcheggio, graziosi ragazzotti che rullano a Colle Oppio e un'ora dopo, in un autobus, un signore con uno di quei carrelli in stoffa e rotelline per la spesa con dentro un giochino o chissà cosa che per tutto il viaggio suona a intervalli regolari "Per Elisa".
Ah, dimenticavo..nell'autobus anche una tipa con pantaloni blu elettrico e una canotta a scacchettini bianchi e rossi, esattamente come le tovaglie da osterie e con un animale non ben identificato sul davanti che al quarto inizio di Beethoven alza gli occhi al cielo: io, in un ordinario pomeriggio romano.

giovedì 23 settembre 2010

Come una pugnalata

Mi sveglio, la radiosveglia mi dice che è ancora presto e via che rimango a sonnecchiare un'altra mezzora: nulla di più normale, tutto regolare. Solito e pulito.

Accendo il pc già prima di svoltare a sinistra per il bagno, è come un rito ormai e magari qualcuno dirà che è un'ossessione, pazienza.

Insomma, a farla breve, una mattina come un'altra, un giovedi tranquillo.

E invece no e la cosa bella è che non so neppure perché poi ha preso tutta un'altra piega, tanto che non ricordo piu neppure come ci sono arrivata, tra un clic e un morso al cornetto, a leggere di gente che si è trasferita in Svezia.

Che botta!

Per le 11 ero già immersa nella forsennata lettura di Silvia e Gabriele, lei medico e lui metereologo, che han salutato il bel paese e se ne sono andati a Norrköping. Scorro, clicco, guardo le date, leggo della burocrazia, delle ansie e delle gioie..mi pare quasi di essere li o come se stessi vedendo un film in tv, uguale. Apro i commenti, c'è davvero un sacco di roba, un sacco di gente che si complimenta della scelta, intrusi che man mano diventano “amici” che dispensano consigli e che danno il loro piccolo, virtuale contributo e in un paio d'ore, letteralmente volate, mi accorgo che c'è uno stuolo di giovani Italiani là fuori, in Svezia... e questo non è più solo virtuale, è Reale.

Non che non lo sapessi che la gente viaggia, si sposta e si trasferisce ma oggi riscoprirlo è stato come riscoprire me qualche anno fa e la prima domanda, a suo modo terribile, è stata: “Be? Che fine hai fatto?”. Confesso che ci ho messo un po a elaborare il lutto e tornare a dirmi che son sempre io e che posso sempre farlo.

Se lo han fatto loro, perchè non io? Chissà, giusto?

Ci vogliono le “palle”, scusate il francesismo, ci vogliono..ci vuole..che ci vuole?